Immensa Federica: una dea allo scenario del mondo

Immensa Federica: una dea allo scenario del mondo

Immensa Federica Pellegrini quando ha picchiato, con veemenza, l’acqua per gridare al mondo la sua ennesima vittoria ai campionati di nuoto.

Federica Pellegrini e Luca Marin (cropped)È bellissima, femmina come ha scritto Gramellini sul Corriere della sera, capace di rinascere da sconfitte e dalle ceneri, da delusioni che spingono i normali a dire basta. Lei invece è una testarda come un mulo, ma conosce il pregio del campione: se ho la forza, i mezzi e le capacità vieni mondo che ti domino e ti distruggo e sarò ancora, ancora tiranno della vittoria.

Perché è quasi innaturale che Federica abbia battuto in finale un’atleta più giovane di lei: i grandi campioni, come nella vita, prima che con le forze fisiche vincono con la testa, con il cuore, che deve dare linfa all’indomita volontà.

Negli ultimi metri è uscita regale con bracciate che mangiavano la vasca, divoravano l’acqua, erano allungate, perché i muscoli erano a mille nella portata possente dello sforzo fisico.

I gesti del nuoto sono i più simili al volo. Il mare dà alle braccia quella che l’aria offre alle ali; il nuotatore galleggia sugli abissi del fondo.
(Erri De Luca)

Ci ha ricordato i grandi campioni: Rivera che ha la colpa del pareggio contro la Germania e sconsolato ed afflitto abbraccia il palo e poi lo prende a pugni per non aver acciuffato il pallone che è sgusciato via al suo fianco nella semifinale ai mondiali del Messico del 1970 e dice ad Albertosi che lo redarguisce insolentemente: “ora andrò a segnare”: corre verso la porta tedesca aspetta al centro dell’area il passaggio di Boninsegna e spiazza Mayer con un tiro piatto di classe sopraffina.

O come Maradona al mondiale del 1986 insultato dagli inglesi,per aver segnato con la mano di Dio. Prende la palla al centrocampo e scarta come birilli tutti, per siglare,da re,il 2 a zero, come se la palla fosse nascosta, incollata al suo sinistro,il sinistro di Dio.

O come la freccia del Sud, Pietro Mennea nella finale olimpica dei 200 metri,a Mosca, che negli ultimi 50, anche in curva, si trova nelle gambe la velocità del ghepardo e passa davanti a tutti; taglia il traguardo, gridando al vento dei forti la sua vittoria, con gli occhi spiritati dall’ardore del consumato sforzo.

Federica, oltre che essere una grandissima atleta che ha penato in questi mesi in lunghissimi ed estenuanti allenamenti, è una donna stupenda: corpo flessuoso e sinuoso, gambe lunghe e bellissime: sguardo acuto ed intelligente, sorriso che dispiega la calma e la pazienza dei forti.

Non a caso ha esclamato: “ora sono in pace con me stessa”, come se avesse pagato un debito esoso con la sua coscienza ancora arrovellata dalla delusione olimpica.

Vivere in rimonta, ha scritto Gramellini, è la condizione di coloro che, non sapendo che certe cose sono impossibili, riescono a farle. C’è un momento durante la gara in cui senti di avere esaurito le forze. L’atleta normale si lascia andare. Il campione invece fa ancora un passo, una bracciata, una pedalata. E ritrova magicamente le energie che immaginava perdute. Funziona nello sport e persino nella vita. A qualsiasi età.

Lo schiaffo insistente e ripetuto dato all’acqua da Federica, è il segno della liberazione dell’anima e del corpo da una tensione altissima, da un’angoscia corrosiva, da una paura pervicace che ti ha attanagliato e rinchiuso in una prigione angusta, ove tutto è buio ed irrespirabile.

Ma ci piace quando si è tolta la cuffia, ha calato la testa nell’ acqua ed è riemersa con i capelli ordinati dalla natura: come una dea,che scende dall’Olimpo si ricompone allo scenario del mondo,mostrando la sua imperiale bellezza.

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