Banche sempre più spietate: più facile l’aggressione dei beni dei debitori

Banche sempre più spietate: più facile l’aggressione dei beni dei debitori

Durante il mese di settembre 2017 la Commissione europea aveva rinnovato il decreto del Mef che aveva istituito le Gacs il 16 febbraio 2016, ma con durata massima di 18 mesi. Con Gacs si intende la Garanzia di cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs), concessa dal Tesoro per aiutare a smaltire i crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari. Dopo un inizio stentato, sembra essere arrivato il momento del risveglio, visto che sono diventati quasi 50 i miliardi di Npl su cui gli istituti hanno intenzione di richiedere la garanzia pubblica che facilita la cartolarizzazione delle sofferenze. L’interesse è tale per cui si sta già valutando un ulteriore rinnovo della scadenza, per consentire di aumentare le cartolarizzazioni garantite e, se possibile, ampliare anche ai “futuri NPL”, vale a dire le inadempienze probabili.

Molte banche stanno ancora valutando con quanti NPL aderire al Gacs, unendosi quindi a Mps (27 miliardi), BancoBpm (5) e Bper (3 circa). Ulteriori 15 miliardi potrebbero aggiungersi a questi entro agosto, anche a causa del prossimo arrivo dell’addendum. Vi sono infatti diverse operazioni, non ancora ufficializzate, ma estremamente probabili, come quelle di Intesa Sanpaolo, Bnl, Creval e diverse altre. Se però è vero che nei prossimi mesi diverse banche potrebbero muoversi, è anche vero che non è detto che tutte le richieste vadano in porto. Per questo motivo il Mef sta valutando l’ipotesi di prolungare la durata della misura per un altro anno anche se è bene precisare che l’argomento non è stato ancora formalmente discusso con Bruxelles. La Gacs è considerata a basso costo per lo Stato, e addirittura si è rivelata un guadagno per le casse pubbliche, viste le commissioni previste.

ANCORA GUAI PER I CORRENTISTI

Non va dimenticato che le sofferenze non sono state cancellate, sono solo traslocate presso altri proprietari. Quindi ad ogni cessione di NPL corrisponde un’accelerazione del processo giudiziale e stragiudiziale di recupero: velocità e quantità di recupero determinano banalmente il profitto per l’acquirente dei portafogli di NPL o dei titoli cartolarizzati a fronte di masse di NPL. Gli effetti di questa corsa al recupero non sono ancora noti, ma si accompagnano a una pressione del governo legislatore sulla magistratura per consentire la più facile aggressione dei beni dei debitori.

“In altre parole  – spiega l’avvocato Serafino Di Loreto, fondatore di  Sdl Centrostudi – molti debitori non si troveranno più a fronteggiare nei tribunali fallimentari banche pigre e pasticcione nel presentare faldoni di documenti, ma legali specializzati ed agguerriti insieme alle società di recupero incentivate a recuperare di più e più in fretta”. 

“Le banche  una risorsa per il paese Italia se sono corrette e oneste. Purtroppo non è sempre così e a volte rappresentano una calamità! Spesso le banche si salvano solo grazie ai risparmi dei cittadini, a politiche di governo scellerate e all’imbarazzante gioco delle poltrone che vede al timone dei poteri forti una masnada di sodali spesso anche incapaci. Il cittadino, se sbaglia, paga – spesso, suo malgrado, anche con la vita-. Se a fallire, a indebitarsi oltremisura, invece, è la banca, a pagare è lo Stato, ma con i soldi degli italiani: una intollerabile ingiustizia e vergogna! Due pesi, due misure!”

“Sdl Centrostudi è una delle pochissime realtà che si battono per l’applicazione costante della legge nota come ‘Salva suicidi’. Una legge efficace ma di cui poco o niente si parla, che consente una vera e propria rinascita per le persone sovraindebitate che, mettendo a disposizione parte del proprio reddito o il proprio patrimonio, eliminano il loro debito. In pratica, grazie a un’opera di concordato, parte del reddito viene messa a disposizione per pagare il debito, ottenendo quindi la cancellazione anche fino al 90% del cumulo debiti maturato verso privati, banche e Fisco, compresa la rimozione del proprio nominativo da tutte le banche dati dei cattivi pagatori”.

Share