Conviene investire nei Big Data? La parola a Walter Moladori, financial advisor

Conviene investire nei Big Data? La parola a Walter Moladori, financial advisor

I dati che ognuno di noi lascia in rete hanno un valore, e possono essere usati per innumerevoli scopi, come ha dimostrato lo scandalo Cambridge Analytica. Ha quindi senso investire nei Big Data? Secondo l’edizione 2017 del rapporto stilato dall’Osservatorio Big data analytics & business intelligence, gli investimenti nella direzione dei cosiddetti big data, in Italia, dovrebbero superare 1,1 miliardi di euro.

Sicuramente Big data, analytics, business intelligence e data science stanno diventando sempre più strategici per le grandi aziende italiane. Il mercato è mosso dalle grandi imprese che conoscono le opportunità offerte dall’analisi descrittiva delle informazioni, studiano nuove progettualità e si orientano verso gli aspetti predittivi e di ingegnerizzazione degli algoritmi tesi ad automatizzare processi e servizi, perseguendo quella che potremmo chiamare la “seconda ondata” di una strategia guidata dalle informazioni. Spiega Walter Moladori, Financial Advisor 

La parte maggiore degli investimenti nei Big Data è nel settore bancario, seguito dall’industria e dalle telecomunicazioni. Tutti settori dove lo studio dei dati relativi agli utenti possono fare la differenza fra un successo e un fallimento. Il comparto manifatturiero e quello assicurativo registrano aumenti degli investimenti del 25% annuo, telecomunicazioni e media che registrano percentuali di crescita tra il 15% e il 25%.

Le grandi imprese italiane si sono rese conto e conoscono le opportunità offerte dall’analisi descrittiva delle informazioni, studiano nuove progettualità e si orientano verso gli aspetti predittivi e di ingegnerizzazione degli algoritmi tesi ad automatizzare processi e servizi, adottando una strategia legata alle informazioni.

La Pubblica Amministrazione, al contrario delle imprese, fatica molto di più a fruttare le potenzialità e ad investire nel loro uso, anche per via delle pastoie burocratiche che rallentano inevitabilmente gli investimenti. A ciò va aggiunto che, se le aziende hanno investito in formazione, la Pubblica Amministrazione paga una minore conoscenza degli strumenti e delle possibilità.

In ogni caso, bisogna non farsi trovare impreparati – conclude Moladori – e le società dovrebbero dotarsi di nuovi modelli organizzativi per poter cogliere e gestire le opportunità che provengono da queste innovazioni. Rispetto al passato sono ad esempio stati fatti importanti progressi nel reclutamento dei data scientist, figure specializzate presenti in quasi la metà delle grandi aziende. Di queste più del 30% ha definito formalmente il ruolo e la collocazione organizzativa di questi professionisti.

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Per informazioni su nuove forme di investimento:  http://waltermoladori.allianzbankfa.it

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